PARACELSO
Il principe dei medici e dei filosofi del fuoco
Grande fisico paradossale
il trismegisto della Svizzera
Primo riformatore della filosofia alchemicha
adepto in alchimia, Cabala e Magia
fedele naturalista
maestro dell'elisir della vita e della pietra filosofale
grande sovrano dei segreti alchemici
PARACELSO LA VITA
Agli albori del secolo sedicesimo si crea in Europa una profonda rottura sociale, politica e religiosa rispetto al precedente periodo medioevale caratterizzato dall'abbraccio del papato e dei vari signori locali. Tramonta intanto il mito della cavalleria, nelle città si impone la borghesia commerciante, Cristoforo Colombo sbarca in America, viene inventata la stampa, ma soprattutto cominciano le lotte per le riforme religiose (vedi ad esempio Martin Lutero). In questa epoca di profondo mutamento il "vecchio" Medioevo sta finendo ed assistiamo alla nascita dell'Umanesimo (con l'Uomo al centro di ogni attività), ma soprattutto di un Rinascimento che diviene culla della "societas", della cultura e dei fermenti propri dell'età moderna. Parallelamente a questa diffusione "culturale" riaffiora in ogni luogo un ermetismo che sarà il seme germinale dei vasti movimenti iniziatici (Accademie, Rosa+Croce, Libera Muratoria) dei periodi successivi. Ad esempio, mentre in Italia possiamo citare studiosi quali i neo-platonici Giovanni Pico della Mirandola e Marsilio Ficino che tradusse per la prima volta in latino il famoso Corpus Hermeticum attribuito al mitico Ermete Trismegisto, nei paesi a lingua tedesca abbiamo personaggi della statura di Nicola Cusano, dell'abate Tritemio e di Agrippa di Nettesheim.
E' in questo clima fecondo che troviamo una delle figure più originali e controverse che la storia ricordi: nasce infatti nel 1493 ad Einsiedeln, in Svizzera, Philippus Aureolus Bombastus Von Hohenheim, chiamato Teofrasto fino al termine degli studi universitari, e che in seguito scelse di adottare il nome di Paracelso ("sopra", "oltre" Celso), per rimarcare la sua convinzione di poter superare in grandezza il famoso medico romano del I° secolo.
Paracelso è stato un personaggio carismatico e pittoresco nel panorama delle arti e delle scienze del tempo, genio e sregolatezza, come si conviene a tutti coloro a cui sta stretta ovviamente la misera casacca che indossiamo nel nostro soggiorno in questo mondo. Egli si occupò di medicina, di astrologia, di magia, di alchimia ma al contempo fu nemico della medicina, dell'astrologia, della magia e dell'alchimia tradizionali. Nei suoi scritti si nota una continua polemica contro i cannoni ufficiali. Non è facile leggere e comprendere Paracelso; è necessaria una certa competenza su queste materie ed in particolare la conoscenza della terminologia impiegata, che non sempre è chiara. Il profano che si avvicina alle sue opere non può che rimanere stordito dal miscuglio di filosofia e scienza, ma anche superstizione; troviamo affermazioni di sconvolgente attualità, impostazioni mediche che precorrono i tempi ma anche diverse banalità.
Egli era figlio unico di un noto medico e chimico tedesco, parente di Giorgio Bombast di Hohenheim, gran Priore dell'Ordine di Malta. Pertanto è proprio dai primi insegnamenti nell'ambito familiare o da qualche Cavaliere dell'Ordine che il giovane Teofrasto percepì la vocazione alla conoscenza iniziatica, avviandosi con piena consapevolezza in questo percorso. Apprese così i primi segreti relativi alle caratteristiche delle piante e della vita animale nelle sue forme primigenie. Imparò, attraverso misteriosi procedimenti divinatori ad entrare in comunicazione con i mondi superiori dove hanno origine gli archetipi, cioè i principi della vita. Comprese che in tutte le cose del creato è celata una "forza/energia" che è la fonte stessa della vita ed attraverso le potenzialità della propria intelligenza e della propria intuizione cercò di adattarla alle più diverse necessità dell'esistenza.
Dopo la morte della madre, Paracelso si trasferì a Villach in Carinzia. Qui frequentò la Bergschule dove il padre insegnava chimica teorica e pratica. Tale scuola preparava gli allievi a operare nel settore minerario relativo all'estrazione di vari metalli e fu in questo periodo che iniziò a studiare le miniere, i minerali e le malattie dei minatori.
Nel 1507, a soli quattordici anni, era già esperto di nozioni di metallurgia e chimica che gli sarebbero servite per le sue successive scoperte in campo farmacologico. In seguito intraprese un viaggio attraverso l'Europa, frequentando varie università ed apprendendo varie discipline dai più famosi maestri dell'epoca. Sembra che in cinque anni sia stato alle università di Basilea, Tubinga, Vienna, Wittemberg, Lipsia, Heidelberg e Colonia, ma in definitiva restò deluso dalla cultura e dagli insegnamenti delle stesse. Infatti più tardi si chiese "come riuscissero le grandi università a produrre così tanti asini". In un'altra occasione scrisse che "dal momento che le università non insegnano tutto, un medico deve cercare risposte diverse tra le donne anziane, le zingare, i maghi, i nomadi, i ladri, i fuorilegge ed imparare quindi attraverso una esperienza diretta."
In questo periodo, comunque, ebbe contatto e divenne discepolo del grande monaco e filosofo Giovanni Tritemio (già insegnante del famoso mago Cornelio Agrippa), il quale gli trasmise l'intera scienza iniziatica, nonché il linguaggio ermetico dei Libri Sapienziali e di quelli Sacri tra cui la stessa Bibbia, dalla quale, egli ebbe a dire, aveva tratto il segreto della medicina ermetica e della terapeutica.
Si laureò comunque a Vienna nel 1510 e si trasferì a Ferrara, ma essendo un individuo dal carattere alquanto scontroso ed avendo una mente troppo libera per quei tempi, non veniva visto con favore dagli accademici della città, ai quali, tra l'altro, non piacevano gli studi sulla negromanzia che egli compiva. Di conseguenza ripartì e visitò vari paesi europei e durante l'esecuzione di un rito magico in Russia venne catturato dai Tartari che lo portarono alla presenza del Gran Khan, di cui divenne un grande favorito. In seguito, in occasione di alcuni viaggi tra la Cina e Costantinopoli, venne introdotto alla conoscenza alchemica e la leggenda vuole che un alchimista arabo gli abbia rivelato i segreti del solvente universale l' alkahest. Fu così che imparò vari metodi di cura efficaci e soprattutto "le forze latenti" della natura ed il modo in cui utilizzarle.
Nel 1524 tornò a Villach dove i risultati ottenuti attraverso le sue cure lo resero celebre. Venne così nominato medico della città e docente presso l'università di Basilea. Pare che in questo periodo abbia curato e guarito Erasmo da Rotterdam, l'editore Johann Froben e Giovanni Ecolampadio, grande teologo ed umanista svizzero, nonché amico di Martin Lutero. All'università, Paracelso, insegnava fisica , chirurgia ed una medicina sui generis, trascurando la medicina e la chirurgia classica fino al punto di bruciare in un braciere collocato davanti all'università, circondato dal plauso di una folla di studenti, i libri dell'arabo Avicenna, il "principe dei medici", nonché quelli del medico greco Galeno. Fu questo il motivo per cui venne paragonato a Lutero, il quale sei anni prima aveva bruciato la bolla papale che lo minacciava di scomunica. In questo periodo non risparmiò critiche nemmeno a personaggi illustri come Tommaso D'Aquino e Alberto Magno. Nel 1528 affermò che "nel suo cappello ci fosse più sapere che in tutte le teste dell'università, e nella sua barba più esperienza che in tutte le accademie". Questi suoi comportamenti fecero inasprire l'establishment medico che lo considerava un eretico ed un usurpatore. Non trascorse quindi molto tempo che, a seguito di queste sue affermazioni contro i metodi dei cosiddetti medici empirici, si creò nuovi nemici. Finì che dovette fuggire nel cuore di una notte per salvarsi la pelle e si rifugiò senza un soldo a Colmar, in Alsazia. Qui visse ospite di alcuni amici e scrisse vari trattati, tra cui "Die grosse Wundartzney" che gli diede nuova fama e fortuna.
Il 1533-1534 sono gli anni della sua vita più difficili e mistici; si ritrova solo, povero, perseguitato dalla classe medica e viaggia di paese in paese come predicatore e medico di nullatenenti, continuando comunque ad interessarsi di pratiche divinatorie e magiche.
Nel 1541 fu invitato a Salisburgo dal Principe Palatino, Duca Ernesto di Baviera e qui morì sei mesi dopo il 24 settembre, a soli 48 anni. Qualcuno sostiene che sia stato avvelenato o ucciso in una rissa da sicari assoldati dai suoi nemici. Probabilmente la causa è dovuta ad avvelenamento di mercurio che aveva usato spesso nei suoi esperimenti.
Andrea e -mail : tmago2001@yahoo.it